Holi

Perché questo dono meraviglioso e sfuggente che chiamiamo vita merita di essere celebrato, a maggior ragione dopo le terribili notizie degli ultimi giorni. Con la sensazione di costruire castelli di sabbia in riva al mare, certo, eppure cos’altro possiamo fare se non cercare di dare l’esempio, ciascuno nel perimetro della sua esistenza?

Dolce sera cari amici, grazie di leggere queste righe; queste immagini, così gioiose e solari, sono state scattate domenica scorsa, alla Città Universitaria di Parigi, durante una raccolta di fondi per la Siria.

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Even more so, after the recent sad news, let us celebrate this amazing, fleeting gift that is Life. It’s a drop in the ocean really, but what more can one do than to try and lead by example in one’s life?

These pics, so full of joy and life, were taken last Sunday, at the Cité Universitaire in Paris, during a fund-raising for Syria. Peace out friends!

 

 

Una domenica a Parigi // A Sunday in Paris

Una domenica d’autunno, in uno dei mercatini più autentici di Parigi. Questa luce che preannuncia l’inverno ormai alle porte e il profumo unico, inimitabile, di un’epoca che ormai non c’è più…

Dolce sera, cari amici. Se non lo avete ancora fatto, avete tempo fino a domani sera per partecipare al concorso Case App e magari vincere una cover o skin personalizzata. A domani per i risultati!

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The bliss of an autumn Sunday, in one of the most authentic flea markets in Paris. With this beautiful light announcing the winter months ahead and the unique, inimitable, smell of a time long gone… 

Sweet evening everyone – remember you have until tomorrow night to take a chance with my Case App giveaway to try to win a custom case/skin of your choice. See you tomorrow with the results!

But first and foremost // Ma innanzitutto

Sono le infinite sfumature di colore? Le forme sempre diverse? Le scoperte che non finiscono mai o la bellezza da non credere ai propri occhi? Tutto questo, sì. Ma innanzitutto e soprattutto, è l’urgenza silenziosa eppure così forte di crescere e vivere di ogni essere vivente. Questo fiume sotterraneo che scorre, talvolta sussurrando, talvolta ruggendo, e porta il suo messaggio in codice di cellula in cellula.

E questo, ecco, non smette di meravigliarmi.

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Is it the endless shades of color? Or the wide range of shapes? The never-ending discoveries or the beauty to behold?

All of this, yes. But first and foremost, the underlying but oh so powerful urge to live and grow of every living being. As a silent river that runs deep deep down, who sometimes whispers and sometimes roars, forever carrying its morse code message from cell to cell. 

And this, oh this, will never cease to amaze me.

Empires – Monumenta 2016

Immense pile di container provenienti da tutto il mondo tra i quali serpeggia un enorme Leviatano riempiono la navata del Grand Palais. Questa, l’impressionante interpretazione del Monumenta 2016 da parte dell’artista cinese Huang Yong Ping.

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A huge Leviathan slithers among piles of containers from all over the world, filling the Grand Palais’ nave. That’s Chinese artist Huang Yong Ping’s impressive interpretation of the Monumenta 2016.

 

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Verso la luce // Towards the light

Uno scroscio di pioggia improvviso. Cercare riparo in una dimensione parallela, calda e umida, in cui regnava un silenzio irreale, come se il tempo si fosse fermato. Niente canti di uccelli o brusii d’animali. Niente vento tra le foglie. Solo un rumore d’acqua che spruzza da chissà dove. In questo silenzio come di attesa, sembrava quasi di sentire questa enorme massa verde composta di centinaia di piante, dalla più minuscola alla più grande, inspirare ed espirare e, lentamente, crescere. Ciascuna a modo suo, ma tutte rivolte verso la luce.

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Seeking shelter on a rainy afternoon, I ended up in an unexpected parallel dimension, warm and humid, where silence reigned and time seemed to have stopped. No birds or animal sounds. No wind among the leaves. Just the sound of water hissing from somewhere. And within this silence, one could almost feel all these green creatures, big and small, breathe and grow. Each one in its own particular way. But all turned towards the light.

* Queste fotografie sono state scattate nelle serre del Jardin des Plantes di Parigi // These pics were taken at the Jardin des Plantes in Paris *

 

La piena // The Flood

Che folle primavera. Una meteo impazzita e pioggia a catinelle per giorni e giorni, da non sapere più a che santo votarsi. Acqua sui tetti, sulle terrazze, nelle scarpe troppo leggere. Acqua che non ti aspetti, che sale, che incalza, che cambia i connotati alla tua città. Acqua che, lentamente, da padrona, così come è venuta, comincia a ritirarsi.

Parigi, 5 giugno 2016 #lacrue

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What a spring. The craziest weather and pouring rain for days on end. Water on the roofs, on the terraces, in too-hopeful shoes. Water that you don’t expect, that rises and floods and gets in control. Water that oh so slowly, queen-like, eventually starts to recede. 

Paris, June 5 2016  #lacrue

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La REcyclerie

Una giornata di sole. Un cielo blu. Delle galline, dei semi, dei fiori. Una Parigi spettinata, come piace a noi. Tutto questo avveniva qualche settimana fa, alla REcyclerie, una ex-stazione convertita in uno spazio sorprendente alla periferia nord di Parigi.

Ultimamente il tempo scorre senza che io trovi facilmente le parole per raccontare quello che ha colpito il mio sguardo. E’ una strana sensazione, questa, per una che ha sempre creduto molto nella forza delle parole. Ma non per forza sgradevole. Diversa, ecco, e va bene così: che le immagini parlino per sé. Dolce sera, cari tutti.

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A sunny day. A blue sky. Chickens, seeds, flowers. An untidy version of Paris as we like it. This happened a few weeks ago at the REcyclerie, a former train station turned into an inspiring spot in the North of Paris.

It seems that lately time has been flowing and words don’t come easily to accompany what has caught my eye. That’s a strange feeling for a person who’s always believed in the power of words. But it’s not necessarily bad, it’s just different and it’s fine by me, after all: let the images do the talking. Take care everyone. 

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Anche questa è Parigi // This is Paris, too

Coriandoli, stelle filanti, tamburi e sfilate di maschere in strada. Ebbene sì, anche questa è Parigi. Una Parigi che, negli ultimi mesi, sembra un po’ più aperta e desiderosa di spensieratezza condivisa. Fosse l’inizio di un cambiamento duraturo. Inutile dirvi quanto sarebbe benvenuto. Perché abbiamo tutti bisogno di un supplemento di calore umano, soprattuttto in queste latitudini, no?

Augurandovi una giornata di sole, indipendentemente dal tempo, cari amici.

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Wishing you all to find light in your days

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Fluctuat Nec Mergitur

In punta di piedi, ritornare in questa piazza. Intravedere la folla, i fiori, ovunque, le candele. I fari puntati del grande circo mediatico in agguato. Esitare. Aver voglia di tornare indietro. Farsi forza e prendersi per mano. Accompagnarsi passo passo lungo quei marciapiedi così tante volte percorsi, d’inverno, d’estate, da sola, accompagnata. Occhi spalancati per non nascondersi nulla. Obbligarsi a tornare, una seconda, una terza, una quarta volta, fino ad addomesticare la paura. Fino a ricoprirla di nuovi ricordi e nuove risate.

Perché la vita è comunque immensamente bella. E c’è ancora così tanto da vivere, da vedere, da raccontare. Perché la vita non è affatto più corta o fragile oggi di quanto non lo  fosse prima. Era ed è un attimo. E non ci sono più o meno domande o certezze, se non che esiste la Luce ed esistono le ombre. A noi compete la scelta consapevole di cercarla sempre con lo sguardo, anche nei momenti più bui. E poi trasmetterla intorno a noi.

Pace, amici.

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Going back to this square, tiptoeing. So many people, flowers, candels. Flashes and cameras everywhere as in a morbid reality show. Being tempted to back away. Finding strenght and holding one’s hand to thread sidewalks that have long been familiar and friendly. In summertime, wintertime. Alone, with friends. Eyes wide open. To not let anything go unseen. Making myself go back once, twice, three, four times until the fear is under control. Covered in new laughters and memories.

Because Life is so beautiful still. And there is still so much so see and live and cherish. Because Life isn’t shorter or more fragile today than it was before. It was and still is one blink of the eye. There are no more or less questions, or certainties. Except that there is Light and there are shadows. We only have the power to use our freedom to look for the Light even in the darkest hour. And to carry it forward.

Peace out, friends.

Vivere oppure // To live or

 

Prendere la macchina fotografica ed uscire fuori a raccontare il mondo ti fa sentire come un’esploratrice a caccia di tesori. Attraverso l’obbiettivo, si è spettatori del mondo che ci scorre davanti. Si è nascosti, quasi in agguato. Amo il distacco che questo provoca. La prospettiva diversa sul mondo che ci circonda, spesso molto più nitida, che si offre allora a noi. Inevitabilmente, però, se si è fuori, non si è dentro. Non del tutto perlomeno, non allo stesso modo. Se si è occupati a fotografare una scena, non la si vive appieno.

Dove si trova il limite, allora? Quand’è che la passione del documentare la propria vita diventa eccessiva?

La mia risposta, del tutto soggettiva e personale, è che, alle volte, tra vivere un attimo oppure fotografarlo, è meglio scegliere la prima opzione. Pazienza, se l’unica immagine che mi resta è quella del mio ricordo. Va più che bene.

E voi, cari amici fotografi, cosa ne pensate?

*Più in basso, qualche immagine di un pomeriggio di sole trascorso nel bel giardino del Quai Branly, che vi consiglio caldamente di andare a scoprire se non lo avete ancora fatto.

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Grabbing a camera and going outside makes you feel ike an adventurer looking for treasures. Through the lens, we are spectators to the world which surrounds us. We are somewhat hidden, almost in ambush. I love the distance this creates. The different , often much clearer, perspective it gives on whatever I’m looking at.

Inevitably though, if I’m out, i’m not in. Not completely, not in the same way. If I’m shooting something, I’m not living it (fully). Even more so today.

Where do you draw the line then? When does the passion for documenting your life become too much? 

My very personal answer is that sometimes it’s better to live a moment than to capture it on film. Amen if my memories are the only track that’s left. It’s fine, really.

And you, what do ou think?

*Up above, a couple images from a sunny afternoon spent in the lovely garden of the Quai Branly, which I strongly recommend visiting if you haven’t already.