C’è un tempo // The time of

C’è il tempo del calendario, fisso, immutabile. Il tempo degli uomini e dei loro orologi.

C’è un tempo che accelera e rallenta, come un elastico che si allunga, a seconda di quanto siamo felici.

E c’è un tempo segreto, imperscrutabile; un orologio invisibile che scandisce le stagioni di ogni essere vivente che nasce, cresce e, un giorno, muore.

Basta un niente, alle volte, un minuscolo dettaglio per ritrovarsi immobili, a contemplare la differenza tra il nostro agitarci a destra e a manca, a confronto del silenzioso (ed altrettanto se non più produttivo) spuntare di ogni foglia…

Dolce sera, cari amici, con l’augurio di approfittare di questo periodo di feste per ricordarci di rallentare e di approfittare di ogni piccolo istante felice.

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There is a time of calendars, fixed and immutable. The time invented by man and his watches. 

There is a rubber band time that goes faster or slower,  depending on whether we’re happy or not.

And there is a secret, unfathomable time. An invisible clock that synchronizes the seasons of every living being that is born, lives and one day, dies. 

A tiny detail may suffice to have me thinking about it, paused in the middle of my day. And to marvel at our running about, compared to the slowness of the tiniest leaf that sprouts. 

Amazing isn’t it? May your evening be bright, friends. I wish you all to find joy and peace in the littlest delights over these busy weeks ahead.

Wissant

« Ho gettato via il mio bicchiere quando ho visto un bambino bere con le mani da un ruscello « 

Socrate

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« I threw my cup away when I saw a child drinking from a stream with his hands »

Socrates

** Queste foto sono state scattate qualche tempo fa, durante un weekend a casa di cari amici, alla scoperta della natura incontaminata intorno a Wissant, nel Pas de Calais francese // These snaps date back to a lovely weekend spent at our dear friends’ home, devoted among other adventures to exploring the lushurious nature around Wissant, in the French Pas de Calais

In equilibrio // The Right Balance

O piuttosto, alla costante ricerca di un equilibrio. Tra luci e ombre, tra volere e potere, tra dire e fare, tra cuore e ragione. Come dire: un’impresa degna di Sisifo, ma forse, anche per questo, comunque bella, non trovate?

Vi auguro un buon fine settimana, cari amici, con queste immagini dei miei due maestri zen, scattate quest’estate sull’inimitabile terrazza Mascagni.

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Or, more accurately: always striving to find the right balance. Between light and shadows, willing and being able to, wishing and doing, reasons and heart. Such a constant, human challenge, right?

Wishing you all a bright weekending friends, with these pics of my two zen masters, back from our holidays in Tuscany.

Galerie

Ogni raggio di sole // Every sun ray

C’è la luce, ci sono le ombre. C’è un tempo per riflettere, per valutare, per preparare. Un tempo di attesa, che può sembrare infinito, e soprattutto inutile. Ma non lo è mai. Perché, puntualmente, un giorno ti svegli ed è arrivato il tempo di agire. Il tempo in cui ti vedi compiere quel passo al quale ti preparavi da tempo. Da così tanto tempo, senza che accadesse nulla, che quasi non ci speravi più. E invece, un giorno, puntualmente, quel giorno arriva. E ogni volta ti stupisce, come un fiore che spunta chissà perché di martedì invece che di mercoledì, di mattino, invece che di sera. Potrebbe sembrare un caso, ma non lo è e tu lo sai. E’ il frutto di ogni goccia di pioggia, di ogni raggio di sole, di ogni parola detta e taciuta. Il risultato di una lunga catena di eventi, alcuni visibili e altri a te per sempre sconosciuti. Il che è straordinario, a pensarci bene. Ma ancora più straordinario è il fatto che quel giorno tutto appare improvvisamente chiaro e semplice, sorprendentemente semplice. E anche se hai paura, perché non sai bene come farai, in fondo al cuore sei finalmente sereno perché sai, nuovamente, che andrà tutto bene.

***

Dolce sera, cari amici

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There is light, there are shadows. There’s a time for thinking over, evaluating, getting ready. A time for waiting, that might seem neverending and useless. But it never is. Because every time, a day comes when you wake up and it’s time for action. For actually seeing yourself doing the very thing you had geared up for so long. So long without anything happening that you were almost loosing the faith. And there it comes, that day. And when it comes, each and every time, it takes you by surprise. As a flower deciding to bloom on a Tuesday rather than a Saturday, on a morning rather than an afternoon. It might seem by chance but it isn’t and you know it. It’s the result of countless rain drops and sun rays and friendly worms bringing oxygen to the ground and birds picking up another seed nearby. It’s the consequence of a chain of events, some of which are visible and some will never be known. And it’s utterly amazing, isn’t it? But even more amazing is the fact that on that day everything suddenly appears cristal clear and simple. Oh so very simple. And even though you are scared and you don’t know how you’re going to do it, deep down inside you’re at peace, finally, because you know, once again, that everything is gonna be just fine. 

***

Wishing you a sweet evening friends

Il tempo si è fermato // Time stands still

Sarebbe bello, se a fronte dei costanti ed inevitabili cambiamenti che la vita comporta, tutti avessimo a disposizione un luogo che conservi intatti i ricordi, gli odori e i sapori degli anni della nostra vita che cominciano a sfumare dalla memoria. Racchiusi lì, a portata di mano, per quando il desiderio se ne fa sentire.

Le emozioni di quando eravamo adolescenti, pronti a rifare il mondo, con le cuffie al collo e il naso chino sul diario segreto, a raccontarci per ore segreti al telefono come se la nostra vita ne dipendesse. Risalendo magari fino agli echi dei giochi e delle feste di compleanno a cui ci accompagnavano le mamme, al profumo delle torte spolverate di zucchero a velo che sfioravamo di nascosto col dito, alla magia delle giornate estive che si susseguivano come un ininterrotto terreno di gioco. E poi, ancora più indietro, ai vagiti di quando eravamo in fasce, al borotalco che ci profumava dopo il bagnetto, al cucchiaino che ci imboccava i primi purè di verdura. Lontano, lontano poi, fino allo stupore del volto sfocato dei nostri genitori, intravisto per la prima volta.

Invece, chi più chi meno, ci ritroviamo a veder svanire almeno parte dei nostri luoghi della memoria. Per motivi seri o futili. Perché li vediamo troppo o perché il tempo se li porta via. La vita continua lo stesso, però è un piccolo lutto quando una parte del filo rosso che lega chi siamo a chi eravamo si assottiglia.

La casa della mia infanzia non esiste più e neppure quelle dei miei nonni, ma ho la fortuna di avere ancora una casa dalle mura bianche a due passi dal mare, che oggi vado a visitare, quasi in pellegrinaggio, almeno due volte l’anno. Nel corso della sua storia ha accolto generazioni di nipoti, bis-nipoti, trisnipoti, e addirittura visto nascere e crescere diversi membri della mia famiglia. Anche lì, molto è cambiato ovviamente. Ma, aprendo con cura certi cassetti e certi armadi, il tempo si è fermato..

Queste piccole meraviglie appartenevano alla mia bis-nonna, che non ho mai conosciuto.

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As things change so fast and inevitably, it would be nice, to have a special place where all the memories and flavors and smells of our life which are beginning to fade away would be safely stored. On hand, for whenever we feel the need.

The emotions raging when we were teens wanting to change the world, with headphones hanging from our neck, hours spent on our secret diary or chatting on the phone as if our lives depended on it. Or, further back, the laughters of the afternoon parties to which our mama took us, the special taste of the confectionary sugar we would steal from a cake with a finger, and the magic of the summer days where our games continued uninterrupted. Then, farther still, our baby cries, the smell of the body lotion after the afternoon bath or the plastic spoon that fed us with our first vegetables. Right until the blurred image of our parents as we met their eyes for the first time.

Truth is, quite frequently we all loose (at least some of) these memory harbours. For serious or ordinary reasons. Because we see them too often or coincidences take them away. Sure, life goes on but it’s always a grieving feeling when you realise that the red thread that connects who you are to who you were comes undone.  

I’m lucky to have at least one such special place still in my life. A house with white walls near the sea I go and visit at least twice a year, almost like on a pilgrimage. During its history it has hosted not only 3 generations of children but also the birth of a few family members. Time has taken its toll on it too, of course. But, if i choose the right drawers and cupboards, time stands still. 

 

The tiny delights above belong to

my grand-grand-mother whom I never met.

 

 

Vivere oppure // To live or

 

Prendere la macchina fotografica ed uscire fuori a raccontare il mondo ti fa sentire come un’esploratrice a caccia di tesori. Attraverso l’obbiettivo, si è spettatori del mondo che ci scorre davanti. Si è nascosti, quasi in agguato. Amo il distacco che questo provoca. La prospettiva diversa sul mondo che ci circonda, spesso molto più nitida, che si offre allora a noi. Inevitabilmente, però, se si è fuori, non si è dentro. Non del tutto perlomeno, non allo stesso modo. Se si è occupati a fotografare una scena, non la si vive appieno.

Dove si trova il limite, allora? Quand’è che la passione del documentare la propria vita diventa eccessiva?

La mia risposta, del tutto soggettiva e personale, è che, alle volte, tra vivere un attimo oppure fotografarlo, è meglio scegliere la prima opzione. Pazienza, se l’unica immagine che mi resta è quella del mio ricordo. Va più che bene.

E voi, cari amici fotografi, cosa ne pensate?

*Più in basso, qualche immagine di un pomeriggio di sole trascorso nel bel giardino del Quai Branly, che vi consiglio caldamente di andare a scoprire se non lo avete ancora fatto.

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Grabbing a camera and going outside makes you feel ike an adventurer looking for treasures. Through the lens, we are spectators to the world which surrounds us. We are somewhat hidden, almost in ambush. I love the distance this creates. The different , often much clearer, perspective it gives on whatever I’m looking at.

Inevitably though, if I’m out, i’m not in. Not completely, not in the same way. If I’m shooting something, I’m not living it (fully). Even more so today.

Where do you draw the line then? When does the passion for documenting your life become too much? 

My very personal answer is that sometimes it’s better to live a moment than to capture it on film. Amen if my memories are the only track that’s left. It’s fine, really.

And you, what do ou think?

*Up above, a couple images from a sunny afternoon spent in the lovely garden of the Quai Branly, which I strongly recommend visiting if you haven’t already.

Ci sono giorni // There are days

Ci sono giorni così, in cui si susseguono senza sosta alcuna coincidenze e momenti speciali. Un po’ come se una mano amica da lassù avesse deciso di dare un colpetto al primo domino della fila e se ne stesse lì a guardarli rincorrersi, compiaciuta. In questi casi la cosa più giudiziosa da fare è senz’altro deporre ogni diffidenza e cavalcare l’onda. Non trovate?

#enjoythejoyride

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There are days like this, when tiny delights pile up, one after the other, as if placed by some friendly hand from above. Then, there’s really no other wise choice that to lean in and ride this joy wave. Don’t you think?

#joyride

14

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E così sono 14. Quattordici anni da quando sei entrato nella nostra vita.

Per essere precisi, il primo momento è precedente e me lo ricordo come fosse ieri: ero in piedi nel corridoio della casa vecchia (te la ricordi?) e doveva essere l’ora di pranzo perché la luce del sole, attraversando la finestra del bagno, aveva un riverbero così forte sul muro che dovevo abbassare lo sguardo mentre aspettavo, per secondi che sembravano ore, di sapere se fossi effettivamente incinta. E quando le due fatidiche strisce blu positive si materializzarono infine, me ne rimasi per qualche minuto lì, come sospesa, in silenzio, metabolizzando il fatto che (oh stupore, oh meraviglia) un piccolo essere umano di un paio di settimane stesse effettivamente crescendo nel mio grembo. Poi, talmente felice, ero corsa ad annunciare la notizia a tuo papà al telefono perché non avrei mai potuto aspettare fino a sera. Questo accadeva circa 14 anni, 8 mesi e mezzo fa.

Mi sono sempre domandata che effetto avrebbe fatto il giorno in cui ci saremmo guardati dritti, occhi negli occhi – ecco, ci siamo. Anzi, ben presto sarai tu a chinarti per guardarmi. Il cambiamento fisico è talmente impressionante, negli ultimi mesi in particolare, che alle volte mi fermo a guardarti meravigliata, quando tu non mi vedi. Sei proprio tu, sempre tu? Perché ogni genitore si aspetta di veder crescere i propri figli, ma il come nessuno lo sa, è un libro che scopriamo una pagina alla volta e di cui spessp capiamo il senso solo guardando indietro. I tuoi capelli hanno cambiato colore, sei diventato più alto, più forte, il tuo volto sta cambiando. Però, se ti guardo bene, riconosco lo stesso sorriso; le tue ciglia lunghe e quel non so che di aggraziato che hai sempre avuto e che faceva sì che da piccolo ti prendessero a volte per una bambina anche se eri vestito da maschio; la fossetta sul mento come tuo papà e quel modo tutto tuo di rimanere serio ridendo con gli occhi mentre fai una battuta. Sì, sei sempre tu.

Quattordici anni, ragazzi, quanta strada! Quante avventure, quanti ricordi. Chissà quali sono rimasti impressi nella tua memoria. Chissà se sono gli stessi per me, probabilmente no. Diventi grande e hai bisogno del tuo spazio ed è giusto e normale così, ma se hai voglia di raccontarmi quello che ti passa per la testa, sarò sempre qui per ascoltarti. E non ti confondere pensando che non potrei capire perché magari certe cose non m’interessano nell’assoluto; mi interesseranno se a parlarmene sei tu. Se sei tu che tu mi racconti perché sono belle e interessanti ai tuoi occhi.

Tanti auguri bel ragazzo,

sono felice e fiera che tu mi abbia scelto come mamma.

PS

il giorno in cui mi straccerai al tennis ancora non è giunto, giovanotto,

te la dovrai sudare questa vittoria!

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And so it’s 14 now. Fourteen years since you’ve entered our lives. 

Well, the very first time I was introduced to you was way earlier and I recall it as if it was yesterday. I was standing in the corridor of our old apartment (do you remeber it?) and it must have been late morning because the sun was shining so bright through the bathroom window and onto the wall that I had to look down while waiting for the pregnancy test to reveal its verdict. As the two positive blue lines appeared I stood there speechless for a couple of minutes, soaking in the fact that a true, tiny 2-week person was growing in my bosom (utter amazingness). Then I rushed to the phone to tell your dad because there was no way I could wait until evening. This happened 14 years, 8 months and 1/2 ago. 

I had often wondered how it would be when we would gaze straight into each other’s eyes – check, that’s done now and soon you’ll look down at me. Your physical changes are so impressive lately that I sometimes stop and look at you while you don’t notice. Are you still you, the same you? ‘Cause, you know, a parent expects his children to grow but how, nobody knows. That’s a book that one unfolds one page at a time and that often makes sense only looking back. Your hair has turned from blond to chestnut, you’ve become so much taller and stronger, your figure is changing. Yet, when I look at you carefully, I recognize the same smile; those long eyelashes and something graceful about you that made people sometimes think you were a baby girl even if a dressed you as a boy; that dimple on your chin like your dad and that way you have to make a joke and remain serious while your eyes laugh. Yes, you’re always you. 

Fourteen, oh boy, what a journey. How many adventures, how many memories. Who knows which ones are imprinted onto your memory. Who knows if they’re the same for me, probably not. As you become older, you need your own space, I’m fine with that. But I’ll always be there whenever you feel like sharing what’s up in your life. And you should not refrain from doing so because you may think I wouldn’t care as some things may not interest me in general. They will if you care for them. If you share with me why they are interesting and beautiful to you

Happy birthday beautiful boy

I’m happy and proud you’ve chosen me as your mama

PS

the day when when you’ll beat me out at tennis are not here yet,

bring it on yo!

D’amour

Il y a des jours auxquels, si on avait le choix, on dirait c’est gentil, ça ira merci. Des jours pour lesquels on n’est pas sûr d’être prêt. On peut le vouloir, oui. Espérer que, le moment venu, la magie opère et la pensée dirige l’action comme on le souhaite. Mais, il faut le dire, le risque subsiste que les jambes tressaillent, que les mots sortent de travers ou ne sortent pas du tout.

Mon ami Ben, qui de ces jours-là en a vécus une belle brochette, devant mon incrédulité face à son calme olympien, répond toujours avec un léger haussement d’épaules qu’il faisait juste ce qu’il fallait faire. Je l’écoutais en pensant bien sûr, encore faut-il y arriver

Semaine dernière, un numéro étranger s’est affiché sur mon portable à une heure qui ne laissait imaginer rien de bon. Il a fallu  faire des choix vite. Prendre un avion tôt le matin. Rassembler les ressources pour être prête mentalement. Déterminée je l’étais mais je ne savais pas si j’y arriverai. Devant la porte, clé dans la main, je doutais toujours. Ensuite les visages familiers ont apparu, les choses à faire se sont enchaînées et sans que j’ai trop le temps d’y penser j’ai fait ce que j’avais à faire. Me tâtant en peu incrédule au début pour voir si oui c’était bien moi ou pleurant un petit coup en cachette, puis de plus en plus calme au fil du temps, délaissant les réflexions pour les solutions concrètes au coup par coup.

Tu avais donc raison, Ben; je n’y croyais pas, mais la nécessité a révélé en moi des ressources que je ne pensais pas avoir. Mais aussi, elle m’a poussée  à me concentrer encore plus sur ce qui est positif et porteur d’espoir ignorant  les détails frustrants ou négatifs. Jamais je n’aurais choisi cette situation, mais, puisqu’il l’a fallu, je suis reconnaissante qu’elle m’ait fait grandir. Qu’elle m’ait permis de vivre de tels moments de complicité et d’amour avec mes proches.

Je vous souhaite une belle journée, chers amis,

et de trouver de la joie dans les petits bonheurs autour de vous.

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There are days to which one would say no thanks I’m fine if choosing was an option. Days for which you don’t know if  you’ll rise to the occasion. You can commit yourself to it and hope that, when the moment comes, the magic works and things go as you want them to. But the truth is that your legs may also fail you and your words may come out wrong or not come at all.

Each time I asked my friend Ben, who’s had to live quite a few of those days,how he managed to do it all (and with Olympic composure), he always answered with his usual low- keyness that he would just do what he had to . I would listen and think: oh sure, but I doubt that would work for me.

Then last week a familiar number rang on my cell phone mid-day, meaning something had to be wrong. Choices had to be made quickly. Planes had to be booked. Mental resources had to be gathered. I was determined but I didn’t know if I would make it. In front of the door, keys in my hand, I doubted still. Then familiar faces appeared, many things were to be attended to and without me having the time to think about it I found myself doing what I had to.  Shyly at first, checking if I was all right or crying a few tears behind doors, then finding some inner balance and strenght as the hours went by. Leaving reflections behind for concrete solutions. 

So you were right Ben. I didn’t believe it but these days showed me that I’m stronger than I thought. Also, they prompted me to focus even more on what’s positive and hope-loaden dismissing frustrating or negative details. I would not have chosen to live this but, since I had to, I’m grateful that it made me grow. And I’m happy for the special moments I got to share with my loved ones.

I wish you all a lovely day friends and to find joy in your everyday little delights. 

Liebster

Quelques jours d’absence pour me ressourcer à Rome, et me voilà de retour avec une jolie surprise: deux nominations différentes aux Liebster awards, une par mon amie norvégienne Lena, et l’autre par Shirley, dont je découvre le blog à cette occasion. Viele Danke les filles!

Voici  ce que Shirley voulait savoir sur moi, les question de Lena se trouvent plus bas, dans la version anglaise:

Quel serait ton Super pouvoir de Super héros ? J’aimerais pouvoir arrêter le temps à ma guise.

Si tu pouvais black lister une personne, ce serait … ? Quelqu’un de malpoli que je suis obligée de frequenter pour mon travail…

Amour ou amours ? Amours!

Quel signe astrologique tu évites ? Ahem..aucun…que je sache.

Dans quelle boutique tu serais prête à faire un casse ? Chez Lil Weasel! Prenez gare les filles!

Mac Do ou china fast food ? Bo-bun, ça vaut?

Laura Ingalls ou nelly Olson ? Oups, je ne sais pas qui c’est…

Tu peux avoir une discussion autour d’un verre avec une célébrité, laquelle choisirais-tu ? Cate Blanchett ou  mieux, Wes Anderson!

Ton dessert tue la ligne que tu mangerais sur la tête d’un pouilleux ? Aucun, berk!

Quelle star pourrait jouer ton rôle dans ton biopic ? ha ha, aucune ne voudrait je crois…

Pourquoi as tu ouvert ton blog ? Pour partager des choses que j’aime et pour échanger avec des nouvelles personnes.

Et maintenant c’est à mon tour de nommer mes blogs préférés du moment:

Documenting Delight: j’adore les photos de Georgia, son intelligence, son sens de l’humour. Un jour, j’aimerais bien aller rencontrer sa famille en Australie.

Soule Mama: Amanda partage ses projets en couture et tricot. J’aime son style simple et plein d’humour. Son blog est une mine d’inspiration.

Une Poule à Petit Pas: La Poule coud, tricote, crochète et cuisine très bien aussi. Un chouette blog, plein de bonne humeur et de bonnes idées.

Teak Tray Weekdays: Lena a été une des première personnes à poster un commentaire sur mon blog à peine créé. Depuis, je suis ses aventures et ses projets artistiques.

Rose Minuscule: ah les doigts de fée de Laurence, son univers si doux et poétique…

I just came back from a few days relaxing in Rome and found a nice surprise: two nominations to the Liebster blog awards! One from my Norwegian blogger friend Lena and the other from Shirley, whose blog I discovered on the occasion. Viele Danke girls, that’s cool.

Here’s what Lena wanted to know about me, Shirley’s questions are above, in the French version:

1. Why did you start blogging and how has your blogging evolved?
I’ve started blogging after a few years reading other blogs which inspired me. It felt like the internet offered me the opportunity to see and share things I love more easily, so I decided to try myself. Now I feel a bit more confident that my blog can still improve but  pretty much reflects me.
2. Do you feel guilty  when you don’t get around to post as much as you’d like, and how often is optimal?
I see bloggers post everyday and I find that pretty impressive. I could not do that because I mostly blog about things I do or bake, so it takes time and pictures. But I’ve committed to myself to post at least every 3 days in order to be motivated even if I’m busy. I try to stick to this rule and it works out most of the time.
3. Have you had any career-related goals with your blog?
If I could earn a leaving through blogging and still be true to myself I would be in for it for sure. I’m about to open an Etsy shop, so keep posted.
4. Do you usually tell people about your blog?
At first I was ashamed of it, now it has become more natural. But I still don’t say it to anyone.
5. What do you do to recover after a period of stress?
I find gardening very relaxing. But also knitting and sewing or baking. Anything that keeps my hands busy. And I drink liters of Yogi teas and the like.
6. Have you formed an image of your average reader, and if so, who is it?
Not really…I think people who like crafts and some sort of conscious living?
7. Can you recomand a book, a record and a mouvie?
A book, I would recommend Portnoy’s Complaint by Philip Roth, one of the funniest books I’ve ever read. A record: we’re listening a lot to Pax Pax Pacific from Foals at the moment. A movie, I just loved the Budapest Hotel by Wes Anderson.
8. Do you have a tip for visitors of your home town?
Find a small hotel in the center and just get lost in the small Roman streets. You may miss some tourist attractions but catch its true soul.
9. Where do you prefer to travel yourself?
I like to discover new places. But I also love going to Rome, my hometown, to Tuscany, where I have part of my family, and to London, the city I wanted to move to when I was a teenager. One day I would like to travel to the Valdes Peninsula to see the whales and all sorts of wild life.
10. What are your plans for this summer?
I don’t know yet because I’m not sure about when I can take some days off. But I will surely take some family time in Italy.
And now it’s my turn to name my favorite blogs of the moment:
Documenting Delight: I love Georgia’s pics, her writing, her sense of humor. One day I would love to visiter her family on the other side of the sea.
Soule Mama: Amanda shares her crafts projects and family pics. I love her low-key, funny style. So inspiring.
Une Poule à Petit Pas: Aurélie sews, knits, crochets and cooks well. I love her lively and unpretentious style.
Teak Tray Weekdays: Lena has been one of the first people to comment on this newborn blog. Ever since I love to follow her family’s adventures and art projects.
Rose Minuscule: Laurence’s creations are so delicate and full of poetry…this girl must be a fairy.